L’inconscio è la grande risorsa per la felicità e la salute. È libertà d’essere. È prospettiva
“Ci sono due tipi di medicina: quella degli schiavi e quella degli uomini liberi. Quella per gli schiavi prevede la rapida rimozione del sintomo, perché il soggetto possa tornare al più presto al lavoro. Quella per gli uomini liberi, prevede la conoscenza e la comprensione del sintomo, il suo significato per la salute complessiva del corpo, per l’equilibrio della persona e per la sua famiglia.” (Platone)
Il mio lavoro clinico si fonda sulla Psicoterapia Psicoanalitica Fenomenologica: sulla narrazione, sull’ascolto profondo, sull’intuizione, sull’empatia e su un’interpretazione che è sempre interazione. A seconda della domanda e delle necessità della persona, il lavoro può assumere una forma propriamente psicoanalitica oppure orientarsi verso una psicoterapia dinamica.
Non soltanto i sintomi, ma i significati. Si sviluppa in uno spazio e in un tempo che l'incontro stesso rinnova.
Il suo cuore terapeutico è il riconoscimento reciproco che nasce dentro la relazione — un riconoscimento unico, irripetibile, legato al presente. Non esiste semplicemente un soggetto che si racconta e un terapeuta che ascolta: esiste una struttura a due, un campo che si genera solo in quell'incontro specifico, con quell'analista, e che nessun altro potrebbe generare allo stesso modo. È qui il proprium della competenza clinica: non la capacità generica di ascoltare, ma quella di sostenere ciò che emerge senza ridurlo subito a una spiegazione già pronta, di riconoscere nell'ambiguità di ciò che si dice un senso che si sta ancora formando, di trasformare in strumento terapeutico ciò che nella relazione comune resterebbe solo confusione. Ne discende un'idea di teoria non come sapere acquisito una volta per tutte, ma come qualcosa che si costruisce e si affina nel confronto costante tra clinica e dialogo.
Di fatto, chi soffre spesso teme che ascoltare non basti a guarire. Ma è proprio nella qualità di questo ascolto — tecnico, formato, capace di leggere ciò che il sintomo può esprimere senza ridurlo a una spiegazione già data — che la sofferenza trova un luogo dove trasformarsi, non solo dove essere accolta. Il sintomo può modificarsi quando cambia il significato che lo sostiene; e, attraverso questo cambiamento, possono aprirsi nuove possibilità per chi lo vive. È un processo che cura mettendo in vita: la salute non è soltanto l'assenza del sintomo, ma la possibilità che si apra, di nuovo, un futuro — non risolto, ma abitabile.
Davide Dellai, psicoterapeuta, psicoanalista, neuropsicologo clinico e sessuologo completa inizialmente gli studi accademici nell’ambito della Filosofia e della Teologia.
Dopo alcuni anni dedicati alla docenza presso vari istituti ed enti formativi, si dedica allo studio della Psicologia Sociale prima e della Psicologia Clinico Dinamica poi.
Dopo l’iscrizione all’albo degli psicologi del Veneto approfondirà sempre presso l’Università di Padova l’ambito della Neuropsicologia Clinica.
Diventa esperto in Sessuologia Clinica e Sessuoanalisi.
Successivamente continua la sua formazione presso la Scuola di Specializzazione di Psicoterapia ad indirizzo Psicoanalitico Interpersonale e Fenomenologico.
Parallelamente a tutto ciò svolge la sua attività clinica presso vari enti sanitari del Veneto e privatamente nei suoi studi di Bassano del Grappa e di Vicenza.
Dr. Davide Dellai
P.I. 04157450240
Ordine degli Psicologi del Veneto n. 10528
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